
di Nicola Nicolosi, coord.naz. Lavoro Società



La grande frammentazione legislativa, l’eccesso di burocrazia, il fiscalismo esasperato esercitato troppo spesso dai soggetti incaricati di erogare prestazioni sociali, hanno reso il Sistema di protezione del nostro paese difficile da conoscere e, ancor più, da utilizzare.
Se, su questa miscela già incandescente, intervengono i pesanti esiti della crisi economica nella quale ci troviamo – crisi che le forze di governo insistono a negare – è facile rendersi conto quanto sia difficoltoso per i giovani in cerca di lavoro, i lavoratori, i cittadini, i pensionati accedere alle prestazioni sociali o rivendicare sacrosanti diritti.
Oggi più che mai è quindi possibile capire quanto sia importante potersi avvalere di tutele e servizi per conoscere i propri diritti previdenziali, assistenziali, sanitari e per poterli esercitare e vederli
riconosciuti.
Avere la possibilità di contare su un aiuto, una consulenza, un atto di solidarietà, e soprattutto sulla professionalità degli interventi a difesa dei diritti, diventa dirimente per chi si trova a vivere situazioni di precarietà e di grande incertezza.
A dare risposta a questi problemi è quello che cerca di fare la Cgil mettendo in campo un’ ampia gamma di servizi e di tutele individuali.
A tal fine la Camera del Lavoro di Torino ha deciso di organizzare per tale data 18 gazebo sul territorio di Torino e provincia che vedranno la presenza dei servizi (Inca, Attiva, Uffici Vertenze), della struttura confederale e le categorie, a partire dallo Spi CGIL:
TORINO
1.Via Garibaldi ang. Piazza Castello
2.Via Issiglio (fronte Bennet)
3.Via Livorno (cortile Coop)
4.Corso Taranto (angolo piazza Sofia)
5.Porta Palazzo (davanti PalaFuksas)
6.Piazza Bengasi
7.Corso Sebastopoli (Corso Agnelli lato mercato)
IVREA
1.Piazza di Città
PINEROLO
1.Piazza “Facta”
MONCALIERI
1.Carmagnola (mercato del sabato)
2.Moncalieri (parcheggio Carrefour - Piazza Vittime di Bologna)
3.Chieri (mercato del sabato)
COLLEGNO
1.Davanti al Comune di Collegno
2.S. Antonino di Susa
SETTIMO
1.Ciriè piazza S. Martino
2.Settimo piazza S. Pietro
3.Chivasso piazza Repubblica
4.Gassino (mercato)

I lavoratori della Ford hanno respinto il contratto concordato tra il gruppo e il sindacato UAW (United Auto Workers). I NO sono stati mediamente il 75%, con punte del 90% in alcuni reparti, nonostante minacce e intimidazioni da parte di Ford, dei sindacati e dei media.
È la prima volta dal 1982 che viene respinto un contratto nazionale, e la prima presso Ford dal 1976.
Il contratto respinto dai salariati Ford è modellato sulle restrizioni imposte a GM e Chrysler dalla task force per l’auto di Obama, che doveva preannunziare un attacco più ampio a salari e condizioni di lavoro e di vita di tutti gli operai, e che è già in corso.
La crisi economica è servita a distruggere le illusioni nel sistema capitalistico e nelle organizzazioni politiche e sindacali che difendono sistema.
La battaglia non è terminata. La UAW sta discutendo con la Ford come imporre le richieste aziendali. Nella fabbrica di Sterling (Michigan), circola una petizione che chiede una nuova votazione sul contratto, per evitare il minacciato il trasferimento della produzione.
Minacce su delocalizzazioni, tagli occupazionali e chiusure verranno ripetute, per imporre restrizioni sui regolamenti di lavoro e produttività, contrapponendo i lavoratori americani contro quelli canadesi, etc.
UAW è un sindacato solo di nome, di fatto un grande azionista dei Tre Grandi dell’auto. I finanziamenti di UAW e gli stipendi dei suoi direttivi dipendono dalla capacità dell’industria automobilistica di raggiungere maggiori profitti, tagliando posti di lavoro e salari, aumentando lo sfruttamento dei lavoratori.
UAW cerca di promuovere l’idea che i salariati USA possono difendere i propri interessi aumentando la competitività delle “loro” aziende e opponendosi alle lotte dei salariati in Messico, Canada, Europa ed Asia.
USCIRE DALLA CRISI E GUARDARE AL FUTURO
IL LAVORO ESIGE RISPOSTE
Il peggio della crisi non è affatto alle nostre spalle. Lo sanno bene i lavoratori e le lavoratrici che ne sono colpiti. Interi territori sono interessati da una crisi mai vista. Molti settori stanno perdendo in fatturato e competitività. L’artigianato e le piccole e medie imprese pagano il prezzo più alto. Anche i segnali di ripresa rischiano di affogare dentro una economia che stagna da lungo tempo. Eppure si continua a minimizzare. Il Governo dice bugie per nascondere le proprie responsabilità. Nessuna vera misura è stata presa per contrastare questa situazione. Il Presidente del Consiglio Berlusconi e i ministri fanno a gara per spargere una fiducia che non c’è.
I numeri parlano da soli:
· Da inizio anno ad oggi si sono consumate oltre 670 milioni di ore di Cassa Integrazione per oltre un milione di lavoratori coinvolti
· I lavoratori e le lavoratrici in Cassa Integrazione vivono con meno di 750 euro netti al mese
· Nel 2009 e 2010 i disoccupati aumenteranno di oltre 1 milione in gran parte giovani e donne
· 13 lavoratori su 100 sono a tempo determinato e di questi molti sono precari senza tutele
La ripresa sarà lunga e difficile. Per uscire dalla crisi c’è bisogno dunque di interventi adeguati. Per questo la Cgil chiede al Governo:
1. di assumere tempestivamente misure per garantire la prosecuzione degli ammortizzatori sociali per i lavoratori che rischiano altrimenti di perdere definitivamente il lavoro
2. di aumentare l’assegno mensile di Cassa Integrazione per far fronte al costo della vita
3. di allungare i periodi di disoccupazione per i lavoratori senza sussidi
4. di riconoscere una copertura reale del reddito ai precari che hanno perso il lavoro
La CGIL chiede che si esca dalla crisi guardando il futuro!
L’Italia non può permettersi un ulteriore restringimento della sua base produttiva e dei servizi ad essa collegati. La vera ricchezza del nostro Paese deve rimanere il lavoro industriale. Una industria capace di competere con il resto del mondo. Una industria che si misuri con le nuove frontiere dell’innovazione, della ricerca, fondata sulle competenze, sulla sostenibilità ambientale, sulla sicurezza dentro e fuori i luoghi di lavoro, sull’occupazione stabile.
La CGIL in piazza per rivendicare
il rilancio dell’economia e la tutela del reddito
L’Italia che lavora
esige risposte concrete!
SABATO 14 NOVEMBRE
LAVORATORI A ROMA
MANIFESTAZIONE NAZIONALE
Ore 14.00
da piazza Repubblica a piazza del Popolo
Comizio di
Guglielmo Epifani
Segretario Generale CGIL

Il 14 novembre 2009 la CGIL organizzerà a Roma una grande manifestazione nazionale. Lo scopo è portare in piazza la condizione del lavoro, organizzando per quella data un evento che non potrà essere taciuto, cercando così di evitare l'oscuramento delle persone e delle vertenze, mentre la politica è impelagata in giganteschi problemi istituzionali.
In preparazione a questo importante appuntamento la CGIL ha deciso di presidiare per 4 settimane le piazze di Roma con i lavoratori che sono al momento impegnati nelle lotte per difendere i posti di lavoro.
Approfondimenti: documento comitato direttivo CGIL del 30 settembre 2009
Volantino manifestazione nazionale CGIL del 14 Novembre 2009
| Una nota della CGIL e il testo della sentenza |
Il Giudice del lavoro di Monza ha emesso una interessante sentenza il 6 ottobre 2009 ( L.S. c. Sira S.r.l.) che riguarda la verifica della legittimità di un contratto a termine e le conseguenze sanzionatorie a seguito di invalidità della clausola di apposizione del termine al contratto. L’interesse trae origine dalle motivazioni portate dal giudice Cristina Dani là dove respinge l’eccezione di illegittimità dell’assunzione a termine relativa al superamento dei limiti quantitativi previsti dal CCNL dei metalmeccanici del 1999. Il giudice sostiene che il contratto del 1999 firmato da FIM, FIOM, UILM, è ultrattivo fino alla definizione di un nuovo contratto firmato da tutti e tre (CCNL 2008) e non è sostituito da quello firmato da FIM e UILM del 2003 con la bizzarria che “il settore metalmeccanico industria sia (è) stato caratterizzato dalla anomala coesistenza di due diversi CCNL.” Rileva, altresì, il giudice che la legge 368/2001 dispone che “ … l’individuazione dei limiti quantitativi è affidata ai contratti collettivi nazionali di lavoro stipulati dai sindacati comparativamente più rappresentativi” (sottolineato nel testo). Questo, però, vale solo per i contratti successivi alla legge. Ciò può significare che i rimandi di legge alla contrattazione collettiva ai sindacati comparativamente più rappresentativi, qualora esercitati da chi non è comparativamente più rappresentativo, non produce effetti legittimi. Pubblichiamo una nota e la sentenza di cui si parla. Prevediamo, inoltre, di ritornare sull’argomento data la rilevanza del tema. fonte cgil.it |